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Fabrizio De Andre: ripercorrendo i 25 anni di storia dell’amato cantautore

Ricordiamo tutti Fabrizio De Andre, nostro amato cantautore scomparso 25 anni fa, potremmo definirlo un narratore della realtà senza scrupoli, un autore senza tempo, ad oggi ascoltato da grandi e piccini.
Da venerdì 16 febbraio ripercorremmo grazie alla Fondazione De Andrè e Sony Music, la sua musica accompagnata da scritti inediti e interviste al cantautore.

Fabrizio De Andre: dalla sua infanzia con un padre di credenze antifasciste e partigiano, al suo successo

successi
Fabrizio De André nacque il 18 febbraio 1940 a Genova, in Liguria, ma trascorse solo una piccola parte della sua infanzia nella città, perché poi dovette fuggire in un paese campagnolo vicino a Revignano (una piccola città vicino ad Asti), in Piemonte, a causa delle credenze politiche del padre, antifascista e collegato ai partigiani. Frequentò l‘università di Genova, abbandonando dopo aver dato alcuni esami, preferendo invece imparare a suonare diversi strumenti musicali (violino e chitarra) e trovando poi lavoro in numerose jazz band locali.

Fabrizio De Andre: i primi dischi dal 1960 al 1996

Nel 1960, registrò le sue prime due canzoni “Nuvole barocche” e “E fu la notte”. Seguiranno altri grandi successi che andranno incontro all’apprezzamento del pubblico e della critica: “La guerra di Piero”; “La ballata dell’eroe”; “Il testamento di Tito” e molte altre. Nel 1970 pubblico “La Buona Novella”, un album che andò incontro a non poche polemiche, soprattutto per il brano “Il testamento di Tito”, che offriva un ritratto di un Gesù Cristo violento, che rifiuta i Dieci Comandamenti. Negli Anni Novanta, firmò “Le nuvole”, che includeva alcune canzoni in dialetto genovese, gallurese e napoletano (“Don Raffaè”), ripartendo poi con una serie di concerti (che portarono alla pubblicazione dell’album “1991 Concerti”). Ritornò ai dialetti nel 1996 con “Anime salve”, scritto in collaborazione con Ivano Fossati e che include canzoni come “Disamistade” (dove ritrova i “temi sardi”).
Purtroppo le sue esibizioni dal vivo terminarono per problemi di salute, gli fu diagnosticato un cancro, che lo porto alla morte l’11 gennaio del 1999, a Milano

Progetto “WAY POINT. DA DOVE VENITE… DOVE ANDATE?”: Ripercorrendo 25 anni

la buona novella
Fondazione Fabrizio De André Onlus e Sony Music Italia ricordano Fabrizio De André con il progetto “WAY POINT. DA DOVE VENITE… DOVE ANDATE?”, per ripercorrere 25 anni con l’amato cantautore attraverso le sue PAROLE, il suo PENSIERO, la sua VISIONE e i suoi “VIAGGI” presenti e attuali ancora oggi.
“WAY POINT. DA DOVE VENITE… DOVE ANDATE?” si sviluppa lungo tutto il 2024 con varie iniziative, tra le quali la navigazione completa nella discografia di Fabrizio De André che prevede la riedizione durante l’anno di tutti i suoi dischi in studio in ordine cronologico. Gli album saranno ristampati in versione LP nero 180 gr e CD, arricchiti da speciali booklet con i testi delle canzoni, annotazioni autografe di Fabrizio De André, pensieri, riflessioni, commenti, estratti di interviste inerenti alle canzoni e agli album e alcuni scritti inediti conservati al Centro studi De André dell’Università degli Studi di Siena.

“WAY POINT. DA DOVE VENITE… DOVE ANDATE?”: I primi quattro dischi fuori da venerdi 16 febbraio

Da venerdì 16 febbraio, sarà disponibile la ristampa dei primi 4 dischi di Fabrizio De André. “Volume 1”, uscito nel 1967, è il primo album in studio di Fabrizio De André. Contiene canzoni come “Via del Campo” e “Bocca di rosa”, accompagnate nel nuovo booklet da testi autografi e commenti di Faber inerenti le canzoni. “Tutti morimmo a stento”, del 1968 rappresenta il primo concept album dell’artista, le cui riflessioni presenti nel booklet ci riportano alla genesi dell’opera accompagnandoci canzone per canzone.
“Volume 3”, pubblicato per la prima volta nel 1968, contiene anche nuove versioni di canzoni già pubblicate precedentemente. Tra le pagine che compongono il nuovo libretto si trovano alcuni appunti autografi di lavorazione, relativi alla nascita de “La ballata dell’eroe” e alcuni commenti ai brani tratti anche dagli appunti autografi, come nel caso de “La guerra di Piero”. Infine “La buona novella” del 1970, la nascita del disco e i contenuti sviluppati da De André nell’opera.

 

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